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Meditaciones diarias

«Pensare alla nostra morte non è una brutta fantasia»; anzi, vivere bene ogni giorno come se fosse «l’ultimo», e non come se questa vita fosse «una normalità» che dura per sempre, potrà aiutare a trovarsi davvero pronti quando il Signore chiamerà. È un invito a riconoscere serenamente la verità essenziale della nostra esistenza quello che Papa Francesco ha riproposto nella messa celebrata venerdì mattina, 17 novembre, a Santa Marta.

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Dalle piccole e grandi «incoerenze di tutti i giorni» — quelle che si vedono anche nelle chiese o sono commesse da cristiani che nel mondo del lavoro danno «scandalo» — Papa Francesco ha messo in guardia nella messa celebrata lunedì 13 novembre a Santa Marta.

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In una società contaminata dallo «smog della corruzione», il cristiano deve essere «furbo» e avere «fiuto»: infatti «non può permettersi di essere ingenuo» perché custodisce un «tesoro che è lo Spirito Santo». La riflessione proposta da Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta la mattina di venerdì 10 novembre, ha toccato una delle ferite aperte dell’uomo contemporaneo. E, nel rivolgersi alla coscienza di ogni persona, ha interpellato in particolare quanti nella società hanno responsabilità collettive di governo e di amministrazione.

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I cristiani «credono davvero» nella «forza dello Spirito Santo» che è in loro? E hanno il coraggio di «gettare il seme», di mettersi in gioco, o si rifugiano in una «pastorale di conservazione» che non lascia che «il Regno di Dio cresca»? Sono le domande poste da Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta martedì 31 ottobre, nella quale ha tracciato un orizzonte di «speranza», per ogni singolo uomo e per la Chiesa come comunità: quello della piena realizzazione del Regno di Dio, che ha due pilastri: la «forza» dirompente dello Spirito e il «coraggio» di lasciar scatenare questa forza.

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I cristiani «credono davvero» nella «forza dello Spirito Santo» che è in loro? E hanno il coraggio di «gettare il seme», di mettersi in gioco, o si rifugiano in una «pastorale di conservazione» che non lascia che «il Regno di Dio cresca»? Sono le domande poste da Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta martedì 31 ottobre, nella quale ha tracciato un orizzonte di «speranza», per ogni singolo uomo e per la Chiesa come comunità: quello della piena realizzazione del Regno di Dio, che ha due pilastri: la «forza» dirompente dello Spirito e il «coraggio» di lasciar scatenare questa forza.Lo spunto è giunto al Pontefice dalla lettura del brano evangelico (Luca, 13, 18-21) in cui «sembra che Gesù faccia un po’ di fatica: “Ma come posso spiegare il Regno di Dio? A che cosa lo posso paragonare?”» e utilizza «due esempi semplici della vita quotidiana»: quelli del granello di senape e del lievito. Sono, ha spiegato Francesco, entrambi piccoli, sembrano innocui, «ma quando entrano in quel movimento, hanno dentro una potenza che esce da se stessi e cresce, va oltre, anche oltre quello che si possa immaginare». Proprio «questo è il mistero del Regno».

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L’uomo fatica a entrare nella logica di Dio e applica spesso un concetto di «giustizia» che risente della sua «rigidità» e «testardaggine». Limitato com’è al piccolo orizzonte del suo cuore, non riesce a capire come «opera il Signore», la sua infinita misericordia e volontà di perdono. Lo chiarisce la storia del profeta Giona che Papa Francesco ha preso come spunto per la riflessione durante la messa celebrata a Santa Marta martedì 10 ottobre.

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Davanti alle tante «ferite» delle persone che incontra, l’atteggiamento del cristiano è quello del brigante che le infligge, del sacerdote o del «dirigente cattolico» che guarda e passa oltre oppure è quello di Gesù, il samaritano che si prende cura davvero del suo «prossimo», facendosene carico fino in fondo? È un serrato esame di coscienza quello che Papa Francesco ha suggerito nella messa celebrata lunedì 9 ottobre a Santa Marta, rilanciando l’attualità del contenuto della parabola del buon samaritano.

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Gesù non è un semplice «maestro spirituale» dispensatore di «buoni consigli» o di «un po’ consolazioni». Ma seguirlo non significa certo abbandonarsi a «un masochismo spirituale» senza speranza, come se si fosse protagonisti di «una tragedia pagana». È da queste «due tentazioni» che Papa Francesco ha messo in guardia ricordando che «la croce è un mistero d’amore» e che non può esserci «Cristo senza croce» né «croce senza Cristo». Una meditazione proposta significativamente proprio nella festa dell’esaltazione della Santa croce, giovedì 14 settembre, giorno in cui il Pontefice ha ripreso la celebrazione della messa a Santa Marta dopo la pausa estiva.

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En la última homilía de Santa Marta antes del descanso estivo el Papa comenta que deberíamos tener todos el adn de Abraham, padre en la fe, y vivir con el estilo cristiano del «despojamiento», siempre «en camino» sin buscar jamás la comodidad pero con la capacidad de «decir bien». Seguros de que no se necesitan horóscopos o nigromantes para conocer el futuro, porque basta fiarse de la «promesa de Dios». He aquí las coordinadas «simples» de la vida cristiana que el Papa Francisco propuso durante la misa celebrada el lunes 26 de junio en Santa Marta.

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El secreto para ser «muy felices» es reconocerse siempre débiles y pecadores, es decir «recipientes de barro», ese material pobre pero que sin embargo puede contener incluso «el tesoro más grande: la potencia de Dios que nos salva». Y es ante la tentación de muchos cristianos de maquillarse para aparentar ser «recipientes de oro» en cambio, hipócritamente «suficientes por si mismos», que Francisco puso en guardia en la misa celebrada el viernes 16 de junio en Santa Marta.

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El «anuncio del Evangelio» no admite «sombras» o incertidumbres, no se esconde detrás de los “quizá” o los “sí o no”. Es solamente “sí” la palabra sobre la que se funda el anuncio cristiano. Y es esta la fuerza que «lleva al testimonio», a ser «sal de la tierra» y «luz del mundo» y a «glorificar a Dios». Las imágenes y las palabras «fuertes» propuestas por la liturgia del martes 13 de junio estuvieron en el centro de la meditación del Papa Francisco en la homilía de la misa celebrada en Santa Marta.

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